Dei moltissimi live albums pubblicati dai Dream Theater questo è senza dubbio il maggiormente sottovalutato. Fu il primo della serie e il primo in assoluto ad ospitare alla voce James LaBrie, reduce dal capolavoro “
Images and Words”[ATCO/Atlantic, 1992]. Sottovalutato, s'è detto. Ad onor del vero, occorre meglio contornare e definire il
mood della serata in cui venne registrato. Il quintetto brucia ancora del fuoco dell’esordio, c’è troppo da dire, tanto da suonare, una bulimia inaspettata di note.
Metropolis, elegante
opener, parte rallentata, la strumentale improvvisata
Bombay Vindaloo arranca nei suoi quasi sette minuti lungo impervie serpentine curve ed orientaleggianti caruggi, indugiandovi troppo a lungo, Kevin Moore e John Petrucci talvolta mancano il sincrono battere del tempo per una porzione di tempo infinitamente piccola, eppur udibile. Fulgido, ad un orecchio attento appare il secondo, fatidico ascolto: la lentezza di
Metropolis è funzionale ad un LaBrie in stato di grazia, in alcuni punti voce persino migliore della prova registrata in studio,
Bombay Vindaloo dopo tanto girovagare giunge ad incornare la melodia vincente, Petrucci e Moore s’intendono come nessun’altra coppia chitarra-tastiera nei Theater delle formazioni a venire. Myung e Portnoy restano sempre affidabili, meccanici e disumani nella precisione archetipica delle sezione ritmica. Ma è su
The Killing Hand [musica: Dream Theater; testo: John Ptrucci] che bisogna insistere per promuovere alla vetta questo disco. Già perla oscura dell’esordio con Charlie Dominici alla voce [“
When Dream and Day Unite”, MCA, 1989], troppo presto dimenticata, benché sostituita dall’
anthem barocco “
Metropolis –Part I. The Miracle and the Sleeper”, questa versione brilla superba, impreziosita da una spensierata introduzione, controcanto allo
status emotivo di sospensione temporale da imporsi nella prima strofa. LaBrie non ha mai cantato così bene, azzera la precedente pur piacevole – forse troppo poco emotiva – prova di Dominici su disco. Il testo è un affascinante racconto ispirato assai vagamente alla biblica profezia di Daniele a Babilonia: un uomo viaggia a ritroso nel tempo dopo aver scoperto nomi di persone decedute inscritte in un muro. Nella sua personale ricerca della verità, scopre motivo e carnefice di quei morti e ne affronta il responsabile, ‘La mano che Uccide’, un tirannico
rex-sacerdos assetato di sangue. Torna nel presente solo per scoprire che sulla lista incisa nel muro s’è aggiunto il suo nome. Conclusione dolorosa gridata nella rivelazione finale: il protagonista era l’assassino che ha punito con la morte, omicidio-suicidio. Il paradosso temporale s’arresta nel crescendo finale, a voce troncata, inevitabile segno della morte imminente, atta a ristabilire il
continuum d'un lacerato tessuto cronologico.
Concludono la scaletta dell’album una thrash
A Fortune in Lies (altro recupero dal primo disco) e l’evocativa
Surrounded, disimpegno soft-hard di vaga ispirazione ledzeppeliniana virato in chiave hard pop U.S.A., a giocarsi un rilassato intermezzo prima di affidare a
The Killing Hand e ad una vibrante
Pull Me Under il tiratissimo finale della prova dal vivo e consegnare questo disco agli ascoltatori.
Packaging e grafica ridotti al minimo, a differenza di blasonati eredi live, ma senza dubbio un disco da ricordare o riscoprire.
1. Metropolis (9:36)
2. A Fortune In Lies (5:10)
3. Bombay Vindaloo (6:48)
4. Surrounded (6.00)
5. Another Hand – T he Killing Hand (10:30)
6. Pull Me Under (8:42)
[1993, WEA/ATCO]
NOTA: Registrato al Marquee Club di Londra il 23 aprile 1993
VOTAZIONE: ●●●● ½
RECENSIONE FIRMATA: LEO